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Cassettoni e comò antichi

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Cassettoni e comò antichi

Cassettoni e comò antichi

La guida di Anticatrade

Origine e funzione

Il cassettone – spesso chiamato anche “comò” – nasce tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo come evoluzione del baule e della cassapanca. La sua funzione è semplice ma rivoluzionaria: conservare abiti e oggetti in modo ordinato, grazie a cassetti sovrapposti accessibili frontalmente.

In Italia e in Francia il mobile si afferma rapidamente nelle camere da letto aristocratiche, dove sostituisce progressivamente contenitori più ingombranti e meno pratici. Il termine “comò” deriva proprio dal francese commode, cioè “comodo”, a indicare la facilità d’uso.

Nel tempo, oltre alla funzione contenitiva, il cassettone assume un ruolo decorativo centrale: diventa uno dei principali elementi d’arredo della stanza, spesso accompagnato da specchiere o piani in marmo.

Evoluzione degli stili

Il primo vero sviluppo si ha nel periodo barocco (fine Seicento – primi Settecento), con cassettoni massicci, fronti mossi e decorazioni ricche. In Italia, soprattutto in area lombarda e veneta, si trovano esempi con forti bombature e intarsi elaborati.

Nel Settecento il mobile si alleggerisce. Con il gusto rococò le linee diventano più sinuose, i profili curvi e le proporzioni più eleganti. In Francia nascono modelli iconici con due o tre cassetti e gambe appena accennate, mentre in Italia si diffondono varianti regionali con caratteristiche locali ben riconoscibili.

Con il Neoclassicismo (fine Settecento) cambia completamente il linguaggio: le forme si raddrizzano, le decorazioni si fanno più sobrie e ispirate all’antico. I cassettoni diventano geometrici, spesso con filettature lineari, un uso più controllato dell’intarsio e colonne laterali nei modelli Impero.

Nell’Ottocento si assiste a una produzione più ampia e diversificata. Accanto a mobili ancora di qualità, aumentano gli esemplari seriali, con tecniche semplificate e materiali meno selezionati. È un passaggio importante per chi oggi valuta autenticità e valore.

Elementi distintivi

Il cassettone si riconosce prima di tutto dalla struttura: un corpo rettangolare sviluppato in orizzontale, con due o tre cassetti principali.

Il fronte è spesso l’elemento più caratterizzante. Può essere:

  • spezzato o sagomato, con giochi di curve e controcurve, più comune nel barocco
  • mosso o bombato, frequente nel barocco e nel rococò
  • lineare nei modelli neoclassici, tipicamente con colonne laterali nei modelli Impero

Anche il piano superiore ha un ruolo importante. Nei modelli più antichi è in legno, mentre dal Settecento inoltrato si diffonde l’uso del marmo, sia per protezione sia per valore estetico.

I piedi variano notevolmente: possono essere a mensola, a ricciolo, a sciabola o appena accennati. Nei cassettoni più antichi spesso sono parte integrante della struttura, non elementi applicati.

Infine, ferramenta e maniglie – in bronzo, ottone o ferro – contribuiscono all’identità del mobile. La loro forma e qualità sono spesso coerenti con lo stile e l’epoca.

Nei cassettoni più antichi la ferramenta è generalmente più semplice e funzionale: maniglie in ferro o bronzo, spesso con forme essenziali e poco decorative. Nel corso del Settecento, soprattutto con l’influenza francese, questi elementi diventano sempre più elaborati e decorativi, con applicazioni in bronzo dorato, sagome mosse e motivi ornamentali che dialogano con il resto del mobile.

Nelle produzioni più tarde o nelle repliche, la ferramenta tende invece a essere più standardizzata e uniforme, spesso meno integrata nel disegno complessivo e riconoscibile per una lavorazione più regolare.

Materiali e tecniche principali

La struttura dei cassettoni è quasi sempre realizzata in legni più comuni e resistenti – come pioppo, abete o castagno – scelti per la stabilità. Le parti visibili, invece, sono rivestite con essenze più pregiate, che definiscono l’aspetto finale del mobile.

In Italia, tra Seicento e Settecento, è molto diffuso l’uso del noce massello, soprattutto nelle aree centro-settentrionali. Il noce viene spesso lasciato a vista o arricchito con filettature e intarsi discreti. In Veneto e Lombardia si trovano anche cassettoni con radiche e impiallacciature decorative, talvolta molto scenografiche.

In Francia, nello stesso periodo, si sviluppa una tradizione più orientata alla decorazione: si utilizzano essenze esotiche (come palissandro, bois de rose, amaranto) applicate in impiallacciatura, spesso con disegni geometrici o floreali complessi.

Con il Neoclassicismo, sia in Italia che in Francia, si tende a una maggiore sobrietà: le superfici diventano più regolari, con impiallacciature lineari, filettature sottili e un uso più controllato dei contrasti tra legni.

Dal punto di vista costruttivo, i cassettoni più antichi mostrano una lavorazione chiaramente artigianale:

  • strutture robuste ma non perfettamente simmetriche
  • cassetti assemblati con incastri a coda di rondine irregolari, spesso fatti a mano
  • fondi e schienali realizzati con tavole unite, non pannelli unici
  • uso di chiodi forgiati a mano, con testa ampia, leggermente irregolare e spesso visibile

Con l’Ottocento e la produzione più ampia, la costruzione diventa progressivamente più standardizzata:

  • i chiodi diventano più piccoli, regolari e standardizzati, con teste perfettamente uniformi
  • incastri più uniformi, talvolta semplificati
  • uso crescente di impiallacciature sottili su strutture meno pregiate

Nelle repliche e nei mobili più recenti, queste caratteristiche si accentuano: le superfici risultano spesso troppo omogenee e prive di irregolarità, gli incastri molto precisi e la costruzione più “pulita”, ma meno espressiva.

Riconoscere un autentico cassettone o comò antico

Come per gli altri mobili antichi, anche per i cassettoni lo studio dell'autenticità si basa sul principio per cui materiali, ferramenta, struttura e usura devono raccontare una storia coerente fra di loro.

Un cassettone autentico si riconosce da come ha attraversato il tempo. L’usura, quando è naturale, non è uniforme ma si concentra nei punti più sollecitati: sugli spigoli, attorno alle maniglie, lungo i bordi dei cassetti. Sono segni coerenti con l’uso, mai casuali o distribuiti in modo artificiale.

A questa si aggiunge la patina, cioè quell’insieme di trasformazioni che il legno sviluppa nel tempo: leggere variazioni di colore, profondità della superficie, una sorta di “morbidezza visiva” che difficilmente si può riprodurre. È uno degli aspetti più difficili da imitare in modo convincente.

Anche le piccole irregolarità sono un buon segnale. Nei mobili antichi capita di trovare leggere asimmetrie, differenze minime tra un lato e l’altro, tracce della lavorazione manuale e, non di rado, fori di tarlo. Questi ultimi, quando autentici, appaiono distribuiti in modo irregolare, con profondità e direzioni diverse. Al contrario, nei mobili “invecchiati” artificialmente, i fori tendono a essere troppo uniformi, ripetuti o disposti in modo poco credibile.

Quando tutto appare troppo uniforme – superfici perfettamente omogenee, lucidature molto brillanti, decorazioni estremamente precise – è lecito porsi qualche dubbio. Spesso si tratta di restauri invasivi o di produzioni più recenti, dove la mano dell’uomo è stata sostituita da processi più controllati.

Per questo è sempre utile guardare anche dove normalmente non si guarda: l’interno dei cassetti, il fondo, lo schienale. Sono le parti meno esposte e meno rifinite, ma proprio per questo più sincere. È lì che il mobile conserva meglio la propria storia, ed è anche il punto in cui diventa più difficile “costruire” un’illusione credibile di antichità.

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